ESSERE PACE  

ESSERE PACE  

Nel movimento pacifista internazionale c’è tanta rabbia, frustrazione e incomprensione. I pacifisti sono
bravissimi a scrivere lettere di protesta, ma non altrettanto a scrivere lettere d’amore. Il nostro modo di
pensare, di esprimerci e di agire non deve mai risultare offensivo. E’ possibile che il movimento pacifista
adotti un linguaggio amorevole che pur sappia esprimere con chiarezza e decisione i suoi ideali di pace e
porre all’attenzione dei governanti e ai cittadini le reali problematiche sociali, ambientali, economiche? A
mio parere dipenderà da quanto gli uomini che vi lavorano sapranno ‘essere pace’. Senza essere pace, non
si può fare niente per la pace. Se non sappiamo sorridere, non possiamo aiutare gli altri a sorridere. Se non
siamo in pace, non possiamo dare nessun contributo al movimento per la pace. La nostra speranza è che il
movimento per la pace acquisisca questa nuova dimensione, che possa essere totalmente ciò che esprime
a parole. Spesso tra le sue fila abbondano rabbia e odio, da cui l’incapacità di adempiere al ruolo che gli
compete. Occorre un modo nuovo di essere pace, di costruire la pace. Ecco perchè la pratica della
consapevolezza, acquisire cioè la capacità di osservare, di vedere, di capire, ha un ruolo cruciale. Sarebbe
magnifico riuscire ad introdurre nel movimento pacifista il nostro approccio non dualistico alla realtà.
Basterebbe questo a far scemare l’odio e l’aggressività. Lavorare per la pace significa innanzitutto essere
pace. Siamo gli uni nelle mani degli altri. Il futuro dei nostri figli è nelle nostre mani.
(liberamente tratto dagli scritti del monaco buddhista Thich Nath Hanh)