COME UNA FOGLIA ABBIAMO MOLTI PICCIOLI  

COME UNA FOGLIA ABBIAMO MOLTI PICCIOLI  

Un giorno d’autunno mi trovavo in un parco, assorto nella contemplazione di una bella fogliolina a forma
di cuore. Era rossiccia, quasi sul punto di staccarsi dal ramo. Rimasi a lungo in sua compagnia,
rivolgendole molte domande. Scoprii che quella foglia aveva fatto da madre all’albero. Di solito pensiamo
che l’albero sia la madre delle foglie, ma guardandola capii che anche la foglia è madre dell’albero. La
linfa che proviene dal terreno è solo acqua e minerali e non basta a nutrire l’albero. Perciò l’albero la
distribuisce alle foglie che trasformano la linfa grezza in linfa raffinata e con l’aiuto del sole e dell’aria la
restituiscono all’albero. Ecco perciò che le foglie sono madri dell’albero. Finchè la foglia è legata
all’albero dal picciolo, la comunicazione fra i due è evidente. Non siamo pù legati a nostra madre da un
picciolo, ma quando eravamo nel suo grembo ne avevamo uno lunghissimo. L’ossigeno e il nutrimento
che ci serviva passavano attrraverso quel picciolo. Ma il giorno della nostra nascita il picciolo fu reciso e
ci siamo illusi di essere diventati indipendenti. Ma le cose non stanno così. Dipendiamo da nostra madre
ancora a lungo e a parte lei abbiamo anche molte altre madri. La terra, ad esempio. Siamo uniti alla terra
da una quantità di piccioli. Ci sono piccioli che ci collegano alle nuvole. Se non ci fossero nuvole, non
avremmo acqua da bere. Si può dire lo stesso del fiume, del bosco, del taglialegna, del contadino. Ci sono
centinaia di migliaia di piccioli che ci connettono a tutto quanto è nell’universo, che ci nutrono e
assicurano la nostra esistenza. Riuscite a vedere il filo che ci lega? Se voi non foste là, io non sarei qui.
Questo è certo. Se ancora non lo vedete, vi prego, guardate meglio, sono sicuro che ci riuscirete. Ho
chiesto alla foglia se aveva paura dell’autunno e dell’inverno. E la sua risposta è stata: “No. Per tutta la
primavera e l’estate ho vissuto pienamente. Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran
parte di me è lì. Questa forma non mi racchiude interamente. Io sono anche l’albero e una volta tornata
alla terra continuerò a nutrirlo. Perciò non mi preoccupo”. Quel giorno soffiava il vento. Dopo un po’, vidi
la foglia staccarsi dal ramo e lasciarsi cadere a terra in una danza gioiosa, perchè già cadendo si vedeva
nell’albero. Era davvero felice. Chinai il capo in segno di rispetto, perchè sapevo di avere molto da
imparare da lei.
(liberamente tratto dagli scritti del monaco buddhista Thich Nath Hanh)