Formazioni Psichiche (2)

Formazioni Psichiche (2)

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Nel corso della meditazione seduta, quando le porte e le finestre della percezione sensoriale sono chiuse,
può succedere che le formazioni psichiche emergano dal profondo sotto forma di immagini, sentimenti o
pensieri. Noteremo una sensazione di ansia, di paura o di disagio apparentemente inspiegabile. Quindi la
mettiamo sotto alla lampada della consapevolezza e ci prepariamo a vedere l’immagine, il sentimento o il
pensiero in questione in tutta la sua complessità. Quando comincia a uscire allo scoperto, potrà crescere di
forza e intensità. Potrà sembrarci così forte da derubarci della pace e del rilassamento che avevamo e
forse ci passerà la voglia di entrarci in contatto. Vorremo spostare la nostra attenzione su un altro oggetto
di indagine o addirittura interrompere la seduta. Forse ci verrà sonno o concluderemo che forse è meglio
rimandare ad un altro momento. E’ quello che in psicologia si definisce resistenza. Abbiamo paura di
portare alla coscienza i sentimenti dolorosi sepolti dentro di noi, perchè ci fanno soffrire. Ma se abbiamo
qualche esperienza di pratica del respiro, avremo sviluppato la capacità di restare seduti tranquillamente a
osservare le nostre paure. Ci sono persone che praticano la concentrazione e la meditazione seduta per
molte ore al giorno senza mai arrivare ad un confronto diretto con le proprie emozioni. C’è chi afferma
che le proprie emozioni non sono così importanti e preferisce concentrarsi su argomenti metafisici. Non
dico che gli altri oggetti di meditazione non contino nulla, ma se restano avulsi dai nostri problemi
concreti non sarà una meditazione veramente valida e proficua. Se sapremo vivere ogni istante con una
mente sveglia, saremo consapevoli delle vicissitudini delle nostre sensazioni e percezioni nel presente, e
non lasceremo che si formino o si stringano ulteriormente nodi nella nostra coscienza. E se sapremo
osservare le nostre emozioni, potremo scoprire le radici delle formazioni psichiche, anche di quelle più
antiche, che spesso si basano su errate o distorte percezioni di quel momento, e potremo dunque
trasformarle.
(liberamente tratto dagli scritti del monaco buddhista Thich Nath Hanh)