L’importanza del digiuno

Digiuno, via di consapevolezza e reintegrazione

Atto di purificazione e rigenerazione, di riequilibrio e armonizzazione dell’energia sottile. Processo che coinvolge corpo, psiche e mente e che favorendo l’emergere ed il propagarsi di una qualità di presenza sempre più piena e profonda, conduce verso un più stretto contatto con il proprio centro di coscienza, con il proprio Sé.

Approfondire la nostra comprensione attorno ai mille fili che legano l’imprescindibile e viscerale atto del nutrimento alla nostra complessità di esseri umani, fino a toccare le radici stesse della nostra esistenza materiale, rappresenta ciò che l’esperienza di un digiuno, nella sua valenza più profonda, può trasferirci. Un’esperienza che partendo dalla sfera fisica e mentale entra gradualmente in risonanza con quei sottilissimi fili che raggiungono dimensioni via via sempre più profonde e insondabili, mondi in cui concettualità e parola, solidi e quanto mai raffinati strumenti della ragione, diventano limitate, inadeguate e quindi inutili ed il cui tacitarsi può finalmente lasciare spazio ad una “comprensione altra”, non meno reale e sostanziale.

Il digiuno è una pratica millenaria che ritroviamo in tutte le culture tradizionali e che originariamente rappresenta un atto magico-ritualistico-simbolico di integrazione con il Cosmo, con le leggi ed i ritmi della Natura. Quando non si riduce ad un semplice dogma di matrice filosofica o religiosa, vissuto senza consapevolezza sulle sue reali motivazioni e finalità, si carica spontaneamente di un’etica della rinuncia, dell’autoprivazione, della purificazione interiore, della ricerca di essenzialità e diventa così un irrinunciabile sostegno di pratiche psico/fisiche volte al raggiungimento di stati di coscienza superiori che possano favorire la comprensione della Realtà Ultima.

Nel corso del tempo la pratica del digiuno va incontro alle sue inevitabili trasformazioni, perdite e arricchimenti di valore, per giungere oggi sino a noi con una valenza che tende a sottolinearne soprattutto l’aspetto salutistico/dietetico e pertanto rivolta quasi esclusivamente alla salute fisica o alla pura e semplice perdita di peso, se non al mero edonismo estetico (come nelle mirabolanti diete stagionali pre-estive).

Un discorso a parte merita l’incomparabile esperienza gandhiana del digiuno quale strumento di azione politica e di aggregazione sociale, rappresentazione della “potenza non-violenta” di una coscienza individuale che si fa collettiva nel perseguire con volontà inestinguibile la ricerca della Verità, della Pace, della Giustizia sociale, della Libertà e che proprio grazie all’immensa forza morale acquisita attraverso la rinuncia al cibo, come rinuncia alla propria vita, fino alle estreme conseguenze, fino alla morte appunto, riesce ad indurre la controparte politica a riconsiderare se stessa e la natura del suo agire. E quando parliamo di Libertà non possiamo esimerci dal considerare quell’imprescindibile e quanto mai difficile processo di auto-affrancamento dai condizionamenti e dalle dipendenze di vario genere, retaggio dell’educazione ricevuta nel particolare contesto socio-culturale in cui siamo vissuti e ci siamo formati, quel processo di purificazione dell’inconscio che solo può consentirci di cambiare sguardo e di avvicinarci alla vera libertà individuale.

La perdita di senso generale della vita, insita nel modello di sviluppo della società contemporanea, con i suoi ritmi sempre più frenetici ed il suo costante processo di omologazione collettiva e oggi anche planetaria, continua a generare quel senso di frammentazione, di confusione e di vuoto esistenziale che in qualche maniera (piacevole e perversa) vengono attenuati dalle merci in generale e dal cibo in particolare, creando quel sistema paradossale e diabolico che tutti conosciamo come consumismo.

E allora digiuno anche come atto di “sospensione”. Una pausa che vogliamo prenderci per uscire da quella convulsione, da quei meccanismi che sembrano imbrigliarci, stritolarci e dominare le nostre vite. Un tempo che decidiamo di dedicarci per stare con noi stessi, per ricontattare quanto di veramente “nostro” c’è dentro di noi, per assaporare la qualità di un “silenzio” ritrovato (dentro e fuori) che ridia spazio e sensibilità alle nostre percezioni, per poter riascoltare la voce dei nostri desideri più veri ed essenziali, le nostre istanze esistenziali, per essere più a contatto con la vita che continua a pulsare dentro e fuori di noi.

Poter così sentire com’è appagante esistere in un certo modo d’essere, che non ha bisogno di niente di esterno per rivelarsi alla nostra coscienza dai nostri spazi interiori: solo di un po’ di tempo e di disponibilità all’ascolto, che possano favorire il manifestarsi di altri scenari, di altre modalità e rappresentazioni della realtà.

Diverse possono essere le modalità di un digiuno che può essere parziale o totale, che può eliminare solo certe categorie di alimenti o prevederne specificatamente alcune soltanto, che può utilizzare solamente acqua e tisane purificanti o brodo vegetale, che può essere a base di sola frutta (e in genere di un solo tipo: noti quelli di mele, uva o agrumi), che può essere coadiuvato da terapie salutistiche come i lavaggi intestinali, gli impacchi di argilla, i bagni di fieno o massaggi di vario tipo come nell’ayurveda, l’antica medicina naturale indiana.

Il digiuno può durare un solo giorno (ad esempio da colazione a colazione), può durare invece più giorni e più settimane come il digiuno iniziatico di 40 giorni presente nella tradizione cristiana dei padri del deserto o come il più ben notoRamadan, il digiuno islamico mantenuto durante il nono mese del calendario lunare, nel corso del quale si dovrebbe osservare la più completa astinenza, dall’aurora al tramonto, da cibi, bevande e rapporti sessuali. Può entrare a far parte della quotidianità e quindi assumere il valore di una osservanza etico-religiosa, come nella prassi buddhista, in cui non si assume alcun tipo di cibo dopo che il sole ha raggiunto il suo zenith (il suo punto più alto nel cielo) e fino all’alba del giorno successivo (ciò per favorire la pratica meditativa ed il contatto con l’inconscio profondo durante il sonno). Può anche essere osservato come regola salutistica, dal tramonto fino all’alba, seguendo così i cicli di attività e riposo dell’energia vitale (il sole) e della natura, come succedeva anche nella nostra tradizione contadina fino a mezzo secolo fa. Può essere intrapreso a cadenza quindicinale o mensile seguendo il ritmo lunare (- Ekadasi – 11 giorni dopo la luna piena e/o la luna nera) che tanto influenza i nostri processi psichici e metabolici. Come non ricordarsi poi del cosiddetto “venerdì di magro” che fino a metà degli anni ’60 veniva ancora praticato settimanalmente da tante famiglie italiane? Indicazione-precetto proveniente dalla tradizione religiosa cristiana che conteneva in sé, oltre al non mai troppo esplicitato significato etico legato al concetto di contenimento, al fine di sviluppare una capacità di controllo sugli impulsi biologici primari caratteristici del mondo animale (egoismo, aggressività, sessualità) anche quel necessario senso della misura, dell’accontentamento quale indispensabile strumento di gestione delle risorse alimentari (ma non solo) nelle classi più umili, insopprimibile e arcaico retaggio culturale del mondo contadino.

Tutte queste forme di digiuno, in diversa misura, danno il giusto tempo al nostro organismo per eliminare i materiali di rifiuto metabolici (oltre che mentali e psichici) e agevolano la produzione di ormoni che stimolano il sistema immunitario favorendo la salute complessiva ed un miglior flusso e qualità della nostra energia vitale.

La fase di preparazione al digiuno vero e proprio e quella del ritorno alla normalità alimentare hanno una grande rilevanza in tutto il processo di purificazione. Nei 5 giorni precedenti il digiuno è importante iniziare a diminuire la quantità di cibo e sospendere tutti gli alimenti variamente intossicanti (caffè, tè, alcool, zucchero bianco, compresi se possibile i farmaci in uso) e quelli molto proteici (carne, uova, formaggio, legumi), consumando preferibilmente frutta, verdura (meglio se cotta) e cereali (meglio se riso). Così come alla fine del digiuno, prima di riprendere l’alimentazione, è importante innanzi tutto praticare un clistere con acqua, camomilla o malva e un po’ di sale per favorire la completa pulizia dell’intestino (che il digiuno per forza di cose ha reso molto più pigro).

Si dovrà poi riavvicinarsi al cibo molto cautamente, dando grande attenzione alla quantità ed alla qualità del cibo introdotto e al modo di consumarlo (il nostro atteggiamento nei suoi confronti), procedendo un poco per volta (almeno lo stesso tempo della fase di preparazione) a ripristinare gli alimenti che erano stati totalmente aboliti, con l’obiettivo di cercare di controllare maggiormente nel tempo il loro consumo se non di abolire del tutto (o quasi) quelli che sappiamo ledere maggiormente alla nostra salute o rispetto ai quali sappiamo di avere dei forti legami di dipendenza. Una maggiore forza di volontà e di fiducia in noi stessi, unite ad una sensazione complessiva di benessere e lucidità mentale acquisiti durante tutto il percorso del digiuno, si riveleranno certamente di grande aiuto in questo senso.

E’ molto importante infine tener presente che durante il digiuno il nostro metabolismo abituale tende a modificarsi per cui, nella fase veramente fondamentale di “riavvicinamento al cibo” (che se non opportunamente governata può risultare quanto mai rapida sia per quantità che per qualità e rialliniarsi molto velocemente agli standard abituali) il nostro organismo, diventato più vorace, tenderà ad assimilare molto di più il cibo, quasi a compensare la precedente mancanza e una parte dei vantaggi del digiuno potrebbero così essere vanificati con una alimentazione eccessiva e squilibrata subito dopo.

In un digiuno di più giorni anche il luogo riveste la sua importanza. E’ bene dunque potersi ritirare in un ambiente confacente, a contatto con la natura, dove vige la regola della semplicità e della tranquillità, lontano dai frastuoni della modernità in cui generalmente viviamo le nostre esistenze… E’ bene interrompere per qualche giorno i nostri ritmi abituali e riscoprire la bellezza e la potenza del mondo naturale e la grandiosità del silenzio…

Tutto ciò, unitamente alla pratica yoga e alla meditazione, non può che favorire, sviluppare e rendere più proficuo quel processo di purificazione, armonizzazione e rigenerazione che proprio nel digiuno trova il suo fondamentale sostegno.

In un digiuno di più giorni ci si consente di essere più vicini alla natura, più a contatto con le energie sottili e potenti del mondo selvatico. Anche gli animali non smettono forse di mangiare se non si sentono bene? Non adottano, in particolari momenti dell’anno (in special modo nel passare dall’inverno alla primavera) forme spontanee di digiuno, cibandosi solo di particolari radici o vegetali, utili a promuovere un naturale processo di purificazione? Così come si alternano i ritmi quotidiani, mensili e stagionali, così come c’è bisogno di sonno e di veglia, di movimento e di riposo, è altrettanto importante alternare alla nostra normale alimentazione dei momenti di digiuno al fine di ripristinare un maggiore stato di equilibrio e di benessere integrale.

Nel corso di un digiuno mantenuto per più giorni non si potrà non accorgersi di come il nostro “sguardo” diventi più ampio e più sottile, di come ci si soffermi spontaneamente su cose più piccole e apparentemente “senza significato”, presenze od eventi minuti che solitamente sfuggono alla nostra attenzione perché poco eclatanti, ma proprio per questo di grande e suggestiva valenza simbolica, attraverso i quali siamo in grado di raggiungere altri mondi e altre comprensioni della Realtà.

Non ci si potrà non accorgere di come il nostro “ascolto” diventi più aperto e sensibile al mondo interno ed esterno, di come una nuova energia, sottile e delicata, si faccia spazio dentro di noi, quasi come ci fosse in atto un vero e proprio processo di “sublimazione alchemica” che trasforma la vecchia, pesante energia, piena di scorie e di vissuto, in un qualcosa di infinitamente più puro, più fresco e leggero e non per questo meno potente.

Non si potrà non percepire “Il profumo” di una presenza armoniosa e creativa che conduce in spazi più ampi e più elevati, verso una dimensione “altra” da quella in cui di norma ci si riconosce, uno stato d’essere in cui la parola, qualsiasi parola non può che risultare inefficace per descrivere l’esperienza.

Non è improbabile così che si possa uscire da un digiuno con un appagante senso di “pienezza” e di “gratificazione”, con la consapevolezza e l’orgoglio di aver affrontato qualcosa di impegnativo, e forse per qualcuno di particolarmente difficile, e di esserci riusciti, non solo “sopravvivendo” all’esperienza, ma addirittura acquisendo una nuova, più vera e più ampia percezione di sé e della realtà, ma verrebbe da dire delle diverse realtà, nelle quali si muovono le nostre vite.

 

 

Meals!

Foglie di banano distese sui tavoli,

bicchieri d’acciaio colmi d’acqua,

ventilatori penzolanti dal soffitto in piena attività,

musica invadente, mosche ovunque,

ragazzini di servizio tra i tavoli,

emaciati, piedi scalzi, vesti luride e stracciate.

Meals!

Riso bianco, riso grigio,

salse colorate, infidamente invitanti.

Samba, samba, samba! (1)

Chilly? (2)

Qualcosa di fritto e l’amato curd. (3)

Dozzine di mani sapientemente elaborano,

raccolgono un po’ dovunque e appallottolano

e così dalla bocca allo stomaco è un istante.

Raccogliere, comprimere, deglutire!

Una macchina infernale che procede senza sosta,

quando mai si fermerà?

Ancora riso, ancora samba,

ancora, ancora, presto, presto!

Acqua…

Nei lavabi ai lati della stanza,

dal cui soffitto penzolano come lampadari naif

invitanti caschi di banane,

sgorga l’acqua dei risciacqui.

Le mani, le bocche, i denti,

è tutto un gorgogliare,

è tutto uno scatarrare.

Rutti a pieni polmoni, come gorgheggi canori

Chi si alza e se ne va,

chi entra, trova posto

e si tuffa immediatamente

nel meal già lì pronto, fumante.

Dalla cucina arrivano

le note tempestanti dei mille recipienti

scaraventati nelle vasche di lavaggio.

Di lavaggio?

Di lavaggio!

Meglio non pensare,

meglio non guardare.

Meglio.

Samba, samba, samba!

(Tiruvannamalai, India, agosto 1994)

1) una delle salse con cui viene accompagnato il pranzo tradizionale a base di riso 2) il ben noto peperoncino rosso con cui vengono abbondantemente irrorate tutte le pietanze 3) lo yogurt servito insieme alle altre salse molto piccanti per stemperarne l’effetto