Un pasto consapevole

Un pasto consapevole

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Qualche anno fa domandai a un gruppo di bambini: “Perché facciamo colazione?”.
Uno rispose: “Per fare scorta di energia”.
Un altro disse: “Facciamo colazione per fare colazione”.
Credo che il secondo bambino abbia colto nel segno. Lo scopo del mangiare è mangiare.
Mangiare un pasto consapevole è una pratica importante, perciò spegniamo la TV, appoggiamo il giornale e per cinque o dieci minuti lavoriamo tutti insieme, apparecchiando e sbrigando le ultime faccende.
Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, facciamo qualche respiro consapevole, guardando ciascuno dei presenti e sorridendo loro. Dopo aver respirato e sorriso, guardiamo il cibo nel piatto in modo da farlo diventare vero. Questo cibo parla del nostro legame con la terra. In ogni boccone è racchiusa la vita e la misura in cui il cibo ci parla dipende unicamente da noi. In un pezzo di pane possiamo vedere e gustare l’intero universo e contemplare il nostro cibo per qualche istante prima di mangiarlo, e mangiarlo in consapevolezza, può darci molta gioia e senso di appartenenza e di unità.
Per incoraggiare la presenza mentale durante i pasti può essere utile, di quando in quando, mangiare in silenzio. Forse la prima volta vi sentirete un po’ a disagio, ma una volta presa l’abitudine vi accorgerete che un pasto silenzioso è fonte di grande pace e intimità. Così come spegniamo la TV prima di mangiare, possiamo ‘spegnere’ la conversazione per goderci appieno il cibo e la reciproca compagnia.
Conversare può essere peraltro un modo molto piacevole di stare insieme in consapevolezza, sapendo però che c’è conversazione e conversazione. Ci sono argomenti che separano e creano conflitti, ce ne sono altri che uniscono e nutrono la reciproca consapevolezza.
Una persona che pensa ad altro, invece che al buon cibo sulla tavola, magari ai suoi problemi di lavoro, perde l’attimo presente e con esso perde il suo cibo.
Dire: “Questo piatto è delizioso, non trovi?”, servirà a distoglierla dai suoi pensieri e dalle sue preoccupazioni, riportandola nel presente a godere della vostra presenza, a godere di quel piatto delizioso.

liberamente tratto dagli scritti del monaco buddhista Thich Nhat Hanh

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Maurizio Tamai