COME SI ARRIVA ALLA VERA COMPRENSIONE

COME SI ARRIVA ALLA VERA COMPRENSIONE

La fisica dei quanti ha scoperto che la coscienza dell’osservatore è in stretto rapporto con l’oggetto
osservato e sta dirigendo sempre di più l’attenzione verso questa coscienza. Sempre in ambito scientifico
molti affermano di essere convinti che il mondo e la mente hanno la stessa natura. Io temo che gli uomini
di scienza che hanno intravisto la natura della mente vogliano continuare a studiarla in laboratorio alla
stregua di ogni altro oggetto. Allora non ci sarà più la mente, ma soltanto una sua proiezione, un suo
riflesso, avviluppati in concetti. Osservare il corpo nel corpo, le sensazioni nelle sensazioni, la mente
nella mente, gli oggetti mentali negli oggetti mentali. A questo ci invita la meditazione: essere nel corpo
nella piena consapevolezza del corpo, essere nella piena consapevolezza delle sensazioni, della mente e
degli oggetti mentali, non solo studiandoli come oggetti separati ma per fondersi nella loro realtà, per
essere uno con essi. Solo allora la vera comprensione, fondata sull’attenzione e la concentrazione
meditativa, potrà essere realizzata, nella visione diretta e profonda della realtà, oltre ogni
concettualizzazione. Pensare è come prendere dei blocchi di scorie dal deposito della memoria e usarli per
erigere delle costruzioni più o meno stabili. Tali pensieri o concettualizzazioni, a ben vedere, non hanno
alcun valore realmente creativo. Solo ricevendo la luce della comprensione, un pensiero assume reale
sostanza. La comprensione non sorge come risultato del pensiero, è invece il risultato di un lungo
processo di consapevolezza cosciente che può anche essere tradotto in pensieri e parole, i quali però sono
spesso troppo rigidi e limitati per descrivere la ricchezza della comprensione. Le grandi scoperte della
scienza sono il risultato di una condizione meditativa, non del pensiero. Gli strumenti dello scienziato non
sono solo il ragionamento e il laboratorio. Tutto il suo essere, è all’opera. La funzione intellettiva dissoda
il terreno della mente e vi depone i semi, ma finchè questi non germogliano, l’intelletto non può fare altro.
Ad un certo punto, che è imprevedibile, i semi germogliano nel campo della comprensione. Lo scienziato
ha “covato” questo momento, è rimasto “seduto” sull’oggetto di giorno, di notte, mangiando,
camminando, giocando con suo figlio, finchè …..ecco la soluzione! La nuova scoperta rompe con le
vecchie nozioni, con i limiti delle nozioni precedenti, che per certi versi sono di ostacolo all’apparire di
una nuova comprensione. Gli ostacoli della conoscenza, come usa definirli il buddhismo. La
comprensione, negli esseri umani, si traduce in concetti, pensieri e parole ma non è un agglomerato di
frammenti di conoscenza tenuti insieme dalla ragione, bensì un’intuizione diretta , immediata e folgorante,
che non può essere pienamente resa in parole, pensieri e concetti, che non può essere descritta nè
tantomeno incorporata in schemi di pensiero logico.
(liberamente tratto dagli scritti del monaco buddhista Thich Nath Hanh).