Cos’è Yoga

YOGA

(giogo, veicolo, mezzo, contatto, atto di ricomposizione, astrazione mentale, unione anima individuale e universale)

2007sudcon-ale-295E’ un termine sanscrito, l’antica lingua sacra dei popoli del continente indiano, multiforme nel suo significato a seconda dell’ambito culturale che lo indaga. Unire sacro e profano, l’uomo con il divino, la coscienza individuale con quella cosmica, l’Io con il Sè, la mente con il corpo, la realtà soggettiva con quella oggettiva. Un termine che vuole comunque rappresentare un atto di ricomposizione, di riunificazione ad un ideale stato primigenio di interezza. Essere interi, essere uno, pur nella complessità che ci anima. Attraverso la nostra pratica favoriamo un processo di graduale reintegrazione che agisce sulla dispersione e sulla mancanza di presenza nella quale normalmente esistiamo.Una ricomposizione del nostro modo d’essere dunque. Un riequilibrio ed un affinamento di quei processi attraverso i quali il sistema nervoso informa la mente cosciente su ciò che accade “all’interno e all’esterno”, verso quello stato di pienezza di presenza e di ascolto che usiamo definire con il termine “consapevolezza”, attraverso la quale ci è dato modo ci entrare in contatto con la “realtà”, con ciò che continuamente si manifesta. Le parole che usiamo possono solo cercare di definire, non possono mai rappresentare l’esperienza diretta, di prima mano, da cui soltanto può nascere un cambiamento, una trasformazione. E’ fondamentale capire che le parole, pur essendo per noi tutti così importanti, non sono le cose e gli eventi che provano a descrivere. 

 

Nella nostra pratica non è sufficiente pertanto, anzi può essere fuorviante, fermarsi alle parole che ci vengono dette o che ci diciamo ma è fondamentale vivere personalmente e direttamente ciò che viene proposto, è fondamentale ascoltarsi.

2007sudcon-ale-164Ecco perchè lo yoga, nella sua ricerca di interezza, utilizza il corpo con le sue continue manifestazioni e trasformazioni. Il corpo come unico ed insostituibile laboratorio di conoscenza dei meccanismi che lo abitano, di quei processi che continuamente si reiterano, di quelle forze che si contrappongono ma che sanno anche interagire tra loro, il corpo con i suoi limiti e le sue potenzialità, in tutta la sua ricchezza espressiva. Nella consapevolezza che solo le parole possono separare ciò che in realtà è indissolubilmente unito. La scoperta è che non c’è sostanziale divisione tra corpo, psiche, coscienza e mente e che qualsiasi pur piccolo cambiamento in ognuno di questi piani andrà sempre inevitabilmente a trasformare tutti gli altri modificando la qualità dell’insieme, e dunque il modo d’essere. Una costante sinergia pertanto, piani diversi di un’unica entità che reciprocamente si influenzano e da cui nascono i processi di trasformazione psicosomatica. buddha-1277463__180E’ proprio attraverso il corpo che ci è data la possibilità di fare esperienza di noi stessi, della nostra apparente divisione e della nostra interezza e di comprendere con sempre più precisione gli eventi che continuamente si instaurano in noi, la loro natura transitoria, le cause che li determinano, i processi automatici attraverso i quali essi tendono a reiterarsi nel tempo, nonché l’estrema precarietà della qualità di presenza e di ascolto e la grande difficoltà di poter essere con i singoli accadimenti senza un atteggiamento di attaccamento o di repulsione. Essere nell’esperienza come semplici osservatori, con quel sufficiente distacco, che non vuol dire estraniazione, per osservare ciò che appare alla nostra coscienza mentale, senza catalogare o trasformare a nostro uso e consumo, ma accogliendo gli accadimenti così come sono, nella loro natura essenziale. Questo atteggiamento d’ascolto è alla base di ciò che comunemente viene definito con il termine“meditazione”. Ovverosia, “essere con le cose così come sono”, senza dar loro connotazioni soggettive, senza colorarle del nostro particolare punto di vista, senza trasformarle.Nel proporre la nostra pratica, allo scopo di chiarire sin dall’inizio la natura della ricerca che condivideremo, abbiamo voluto utilizzare deliberatamente questi due termini, anche se in realtà, o perlomeno nella nostra esperienza, essi appaiono intrinseci l’uno all’altro.meditation-857916__180

Yoga, e in questo caso Hatha Yoga, vale a dire il corpo come laboratorio esperienziale, come strumento di purificazione, conoscenza e reintegrazione di tutte quelle forze che operano in noi, verso una graduale armonizzazione di tutte le sue componenti: muscolare, articolare, posturale, dinamica, respiratoria, nervosa, energetica, emotiva, mentale). Il corpo, dunque, visto non come fine della ricerca, ma come il mezzo privilegiato per raggiungere le dimensioni più sottili e profonde della coscienza.Meditazione, e in questo caso Raja Yoga, ovverosia quel particolare sentimento d’essere che nutre colui che risiede stabilmente nella realtà del corpo e dei suoi aggregati. Vale a dire quella certa qualità di presenza e di ascolto “non separativo”, con cui la coscienza “non abitudinaria”, o per meglio dire “non Io-centrica”, ha modo di fare esperienza diretta della Realtà, al di là delle solite schematizzazioni interpretative della mente razionale.Questo è il terreno su cui intendiamo fondare la nostra ricerca.